DOMANDE & RISPOSTE Ricerca
Le domande degli studenti e le risposte di Fortunato Ciardiello,
Seconda Università degli studi di Napoli.
A cura di Angela Simone.
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Quanti anni ci vogliono per diventare ricercatore e che tipo di studi servono?

Esistono diverse figure professionali che si occupano i tumori: ci sono ricercatori che cercano di capire i meccanismi biologici alla base dei tumori, ricercatori che studiano gli aspetti terapeutici e clinici della malattia, e ricercatori che si occupano delle applicazioni tecnologiche della ricerca per sviluppare test diagnostici o farmaci per i pazienti.
In genere, per diventare ricercatore ci vogliono molti anni di esperienza pratica nella ricerca, dopo un percorso universitario e post-universitario che passa per la laurea magistrale in uno dei settori delle scienze della vita (biologia, medicina e chirurgia, biotecnologie) o delle scienze farmaceutiche (farmacia, chimica e tecnologie farmaceutiche) e una specializzazione o un dottorato di ricerca. Inoltre una significativa esperienza all’estero in un centro di ricerca d’avanguardia è ormai un requisito fondamentale della formazione di un ricercatore.

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Cosa fa in pratica il ricercatore?

Il ricercatore in pratica lavora a modelli semplificati in laboratorio per scoprire in una specifica area di ricerca i meccanismi alla base del fenomeno studiato.

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Esiste una collaborazione nella ricerca a livello internazionale oppure c’è competizione?

La collaborazione è alla base della ricerca scientifica. Tra scienziati ci si scambia idee, materiale di studio e personale. Infatti tutti i grandi ricercatori hanno svolto ricerca sia nel proprio Paese sia in altri Paesi per confrontarsi con culture diverse.
In particolare, poi, chi lavora insieme in un laboratorio per lo studio dei tumori ha un obiettivo comune dal valore etico molto elevato: ottenere dei progressi per poter curare il paziente affetto da tumore.
La cooperazione è quindi davvero uno degli aspetti più importanti della ricerca.
Allo stesso tempo, la competizione è insita nella natura umana: ogni ricercatore spera di fare per primo una scoperta.

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Le ricerche sono indirizzate in egual misura verso tutti i tipi di tumore?

Probabilmente no, e il motivo risiede nel fatto che esistono alcuni tumori particolarmente rilevanti dal punto di vista sociale perché più frequenti nella popolazione, come i tumori alla mammella, al polmone, alla prostata, al colon-retto, le leucemie e i linfomi.
Inoltre, si studiano molto anche tumori particolarmente aggressivi, come alcuni tumori cerebrali o al pancreas, per cui non esistono ancora trattamenti soddisfacenti.

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Qual è il ramo della ricerca più costoso? Perché la ricerca ha un continuo bisogno di denaro?

Tutti i rami della ricerca ormai sono altamente tecnologici, con utilizzo di sostanze e processi molto specifici e costosi.
Quindi tutte le fasi della ricerca sui tumori sono costose. La ricerca di base in laboratorio e la ricerca nei modelli preclinici lo sono perché hanno bisogno di strumentazioni sofisticate. Allo stesso modo anche la ricerca clinica, cioè la sperimentazione nei pazienti, è lunga e costosa perché bisogna garantire il massimo dell'integrità, dell'eticità e della salvaguardia della salute a volontari e pazienti che partecipano alla sperimentazione.
La ricerca ha un continuo bisogno di denaro perché ogni piccolo progresso diagnostico o terapeutico costa molti anni di ricerca e soldi per raggiungerlo.

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Quanto dura una ricerca?

In generale potremmo dire che dura per sempre e non finisce mai. Raggiunta una scoperta, questa diventa il punto di partenza di un nuovo mondo da esplorare. Uno degli aspetti più affascinanti della ricerca è proprio il fatto che è un processo dinamico, che ad ogni traguardo non solo non si esaurisce, ma genera nuove curiosità e nuove possibilità.
Più si hanno conoscenze su un argomento, più aumenta la complessità e le problematiche da affrontare. E questa continua evoluzione della ricerca non fa che aumentare la sua durata.

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Lo Stato finanzia le ricerche? Quanto? Chi finanzia AIRC?

Se facessimo una classifica dei grandi Paesi occidentali in base al loro supporto e finanziamento alla ricerca in tutti i campi, l'Italia sarebbe il fanalino di coda.
In Italia AIRC è il finanziatore della ricerca sui tumori più importante, come ente privato, da quasi 50 anni. Senza il contributo di AIRC la ricerca nel campo dei tumori in italia non avrebbe ottenuto i grandi risultati che ci sono stati.
AIRC è finanziato prevalentemente dai cittadini, persone normali che destinano ad AIRC quote associative, donazioni per un sacchetto di arance o un’azalea, e il 5 per mille nella dichiarazione dei redditi.

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Vorrei diventare ricercatore ma si dice che con questo mestiere in Italia sia difficile emergere: pochi finanziamenti e più possibilità all’estero. Qual è la situazione con cui un ricercatore italiano generalmente deve convivere? Cosa ne pensa?

Nonostante tutto, la situazione è buona: ci sono importanti istituti di ricerca in tutto il territorio con laboratori e ricerca clinica di eccellenza a livello mondiale, in cui AIRC ha avuto e ha un ruolo essenziale.
Inoltre la formazione universitaria è buona in gran parte degli atenei italiani. E questo permette ai nostri migliori laureati di trovare senza grandi difficoltà borse di studio all'estero. Come già detto prima, la formazione all'estero per una parte del proprio percorso è una tappa obbligata per acquisire conoscenze e mentalità internazionale.
È purtroppo vero che all'estero è anche più facile rimanere a lavorare perché si trova una collocazione lavorativa adeguata alla propria formazione, a differenza dell'Italia.

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Quali risultati hanno ottenuto le ricerche contro il cancro finora?

Nel 2012 un paziente che si ammala di cancro ha la possibilità di essere seguito nella sua malattia in modo estremamente migliore rispetto a 50 anni fa.
Negli ultimi 50 anni abbiamo assistito a un'esplosione di studi che ci ha portato ad ampliare le nostre conoscenze sui meccanismi molecolari e cellulari dello sviluppo di un tumore, a mettere a punto protocolli diagnostici più efficaci già nelle fasi iniziali, e a ottenere progressi nella chirurgia, nella radioterapia, nelle tecnologie e nei farmaci sempre più mirati.
Il cancro è una galassia di malattie: una singola scoperta non può risolvere il problema. Ma i continui progressi delle conoscenze nel campo, oggi ci permettono di dare a un malato di tumore molte più speranze di cura di quelle che potevamo dare 50 anni fa.

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